2019CalcioInterSerie A

A un metro dalla neuro

L’Inter è priva di attaccanti, in rosa ha Icardi che Conte non vuole. Qualcosa non convince, sicuramente la situazione va chiarita al più presto

Che Inter è questa che ci sta propinando Piero Ausilio? Il club nerazzurro ha allargato le maglia della coercizione (calcisticamente parlando, mai dimenticarlo), mandando al macero circa 150 milioni di euro, più quintali di salsicce e se vendiamo dei suini da ingrasso arriviamo a duecento, senza neanche tanto sforzo.  Conti alla mano, è presto fatto. Mauro Icardi con Radja Nainggolan fino a qualche mese fa costavano 150 milioni (la svalutazione dell’argentino è arrivato durante l’annus horribilis 2019, che deve ancora finire, mentre per il belga ci hanno pensato i bagordi a farlo sgonfiare alla metà).

Il tandem Beppe Marotta-Antonio Conte ha impiegato nemmeno ventiquattro ore a buttare nell’umido anche Matteo Politano e Ivan Perisic, entrambi costati più di quaranta milioni. Se la Juventus, l’argenteria da vendere la espone in vetrina (vedi Higuain) per cercare di tenere alto il suo valore di mercato, la dirigenza nerazzurra la getta nello sgabuzzino delle scope, deprezzandola in modo significativo. Maurito da 110 milioni di clausola rescissoria è piombato a circa 60, perdendone 50, dopo il tornando che lo ha investito. L’insistenza di tenere fuori dal progetto il marito di Wanda Nara a tutti i costi, sta costando la frustrazione della squadra che in preseason ha giocato davanti con i collegiali a prezzo di saldo, poiché i pezzi da novanta sembrano ancora lontani dalla Madonnina. Il tempo plumbeo, fa il paio con l’umore del tecnico di Lecce, che in cuor suo sa di aver subito troppo da una dirigenza che, dopo avergli preso quattro pedatori di grande calibro, si è completamente arenata davanti ai prezzi, valga il vero, molto pretenziosi. E’ possibile pagare un trentatreenne a 15 milioni, quando fra cinque mesi varrebbe meno di un soldo bucato. Fa acqua francamente la strategia di un sodalizio prestigioso come quello nerazzurro, il quale appare sempre di più impegnato a una caccia alle streghe.

Romelu Lukaku, obiettivo numero uno di tutto il mercato interista, è ormai diventato una chimera, poiché la Juventus ha argomenti più interessanti da offrire (Dybala docet). Per onestà, è giusto sottolineare che Steve Zhang  abbia fatto bene a non versare 85 milioni per il centravanti del Manchester United, ma anche questa decisione non trova il giusto guado, se la analizziamo parallelamente con un giocatore che Conte ha in casa e che non vuol vedere neanche dipinto. Ricordarsi i 111 gol segnati in 188 presenze in Serie A di Icardi. Se togliamo il primo anno, quando arrivò appena ventenne, il centrattacco di Rosario nelle seguenti cinque stagioni con la maglia dell’Inter è andato sempre in doppia cifra, fregiandosi per ben due volte come capocannoniere. Solo le mura della Pinetina e della società sanno cos’è realmente successo tra l’ex capitano e la dirigenza, ma a questo punto due conti bisogna anche farseli.

L’entourage del giocatore, intanto, sta pensando di adire a cause legali per mobbing; sono beghe inutili che, però, la dicono lunga sulla piega che ha preso questa storia. Tanto per non far mancare nulla ai nostri lettori, lancio una provocazione a chi mitizza l’inimmaginabile: siamo sicuri che Spalletti abbia fatto meglio di Marco Tardelli e Marcello Lippi? Due volte in Champions League, equivalgono a svendere e cancellare dalla faccia della terra uno dei centravanti più forti del mondo, ad aver perso scommesso con Ninggolan e Perisic e, infine, non aver visto le potenzialità di Nicolò Zaniolo. L’ultimo campionato è stato di quanto più patetico abbiamo assistito, considerando che l’Atalanta è arrivata terza e il Milan, di livello inferiore, è giunto a un solo punto. Le statistiche sono mezze bugie e mezze verità, ma un senso bisogna darglielo. Mi darebbe molto fastidio far passare Spalletti per un santo e Icardi per un deficiente. Diceva Johann Wolfgang Goethe: “Hanno detto che le cifre governano il mondo. Può darsi. Ma sono certo che le cifre ci mostrano se è governato bene o male”.

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