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Giampaolo-Milan, amore in crisi

La dirigenza rossonera appare non avere le idee chiare sul tecnico, in chiara difficoltà su alcuni giocatori non scelti da lui. Una sconfitta con la Fiorentina potrebbe rivelarsi fatale per le sorti del tecnico

In casa dei rossoneri l’ambiente sta diventando poco salubre. Nonostante Marco Giampaolo contro il Torino abbia cominciato ad attingere ai nuovi giocatori scelti dalla società, i suoi ragazzi sono rimasti ancora al palo, meritando la seconda sconfitta consecutiva. Il tecnico abruzzese ora è sotto esame e un risultato negativo con la Fiorentina potrebbe addirittura vederlo allontanato da Milanello.

L’allenatore del “bel gioco” sarebbe sceso agli inferi, secondo molti, per non aver trasmesso un’identità di gioco, concetti ben precisi e risultati (soprattutto) soddisfacenti. Credo che la verità sia molto distante. Pochissimi giocatori sono adatti al suo gioco, forse Leao, Romagnoli, Hernandez e Bennacer (e qui mi fermo), poi si può discutere di tutto il resto. La sua colpa è di aver avuto troppo rispetto dei “vecchi”, cercando di cambiare poco alla volta per non rovinare certi equilibri, interni ed esterni.

Piatek non è il centravanti che vorrebbe, Suso e Calhanoglu sono giocatori lontani dal suo credo calcistico, nonostante gli piaccia la tecnica dello spagnolo, sugli esterni è peggio che andar di notte. Giovedì scorso è stato tradito proprio da Piatek, il quale ha fallito un rigore in movimento che grida ancora vendetta, e dalla squadra tutta che non è riuscita a reagire dall’uno-due di Belotti, unico centravanti che riesce a regalare calcio antico, quello in bianco e nero, che ci piace immaginare negli scatti Sebastiao Salgado o Irving Penn.

In questa squadra manca un trequartista di ruolo, manca una punta alla Quagliarella (Leao per certi versi ha “colpi” alla Schick), mancano due cursori e soprattutto un pressing che questa squadra non ha nelle corde. Giampaolo-Milan è un matrimonio gestito male, senza una progettualità, senza la convinzione di avere tra le mani un professionista del lavoro, del dettaglio, di quella meticolosità che ne hanno fatto tra i primi mister del nostro calcio.

Molti hanno invocato il ritorno di Gattuso (che a mio parere non bisognava farlo andare via, quanto meno per riconoscenza, se vale qualcosa in questo calcio miserrimo), ma qualcuno ha la memoria corta. Il grande Ringhioin più di una circostanza era stato insultato dai tifosi, gli stessi che ora vogliono la testa di Giampaolo. Essere tifoso non paga quasi mai in termini di razionalità e buon senso, essere innamorati è avere la visione del mondo distorta.

Ora c’è la Fiorentina, una squadra che sta giocando bene e raccogliendo poco. Il Milan contro la squadra di Mazzarri aveva fatto un buon primo tempo, dimostrando progressi nel gioco, per poi crollare nella ripresa. Ci vuole pazienza. Diceva

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