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Inter, uber alles

Vittoria dei nerazzurri in Champions League contro il Borussia, che è scavalcato in classifica proprio dagli uomini di Conte

Un’Inter che non t’aspetti abbatte il muro giallo. Prima l’orda del Borussia Dortmund, apparsa incontenibile per i primi ventidue minuti, poi la crepa che mette il match in discesa. Vittoria bella come il sole, costruita con pazienza, intelligenza e cuore. Un 2-0 quasi impronosticabile dopo le prime avvisaglie, ma meritato per logica e cinismo, mai mostrati finora. Ora l’Inter con questa vittoria può ricominciare a sognare. La classifica la vede al secondo posto (sia per scontro diretto, sia per differenza reti), a pari punti con la squadra tedesca.
Le battute iniziali del match sono tutte di marca teutonica. I palleggiatori di Lucien Favre guadagnano i metri necessari al centrocampo schierato da Antonio Conte, che fa fatica a contrastarne l’intensità.

Dietro Stefan De Vrij si sente ispirato: disegna geometrie, è lui l’architetto dell’Inter, mentre Marcelo Brozovic tiene sprangata la mediana con corsa e ampiezza. Nicolò Barella si divide tra Thomas Delaney e Axel Witsel, scippando palloni a destra e manca col suo proverbiale agonismo, tentando anche di rilanciare l’azione, e Roberto Gagliardini non tira indietro le proprie leve quando c’è da fare legna.

I renani hanno le sembianze di Penelope, tessono la tela con palleggi insistiti per sfiancare gli esterni avversari, che non cadono nella trappola della frustazione. Purtroppo in questa abilità non c’è partita e Conte lo sa. Favre non fa i conti col genio di De Vrij, il quale in un amen squarcia la difesa dei tedeschi con un tracciante che pesca sul filo del fuorigioco Lautaro Martinez, che fredda Roman Burki, lasciando sul posto Nico Schulz, difensore di origini maccheroniche (il padre è di Ischia).

Samir Handanovic, nel frattempo, solleva il ponte levatoio del suo castello a Sancho, prima della fine del tempo. La ripresa inizia com’era finita: il portierone dell’Inter ha un riflesso da gatto su Brandt. Poi Conte dal cilindro tira fuori Sebastiano Esposito, esce Romelu Lukaku (macchina ancora in rodaggio) e la partita segna la sua svolta. Il 17enne fa fuoco e fiamme, la sua energia dà una scarica elettrica alla difesa avversaria che lo stende in area: rigore che il Toro sbaglia malamente. Non è finita, perché il motore tedesco comincia a battere in testa.

Brozovic indovina il corridoio per Antonio Candreva (in certi tratti “beccato” ingenerosamente dal pubblico) che, nonostante guarnizioni scadenti e usura chilometrica, con una corsa di ancestrale memoria ha ancora la forza di proiettarsi in area e trafiggere l’estremo difensore elvetico. Con questo risultato l’Inter torna padrona del proprio destino, anche se la strada della qualificazione appare ancora lunga. Ma questo lo scriviamo un’altra volta.

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