2019MilanSerie A

Le critiche a Pioli, non hanno alcun senso

Neppure arrivato a Milanello e già avvolto dall'immeritato scetticismo dei tifosi

La situazione del Milan appare più che mai drammatica, sia sotto l’aspetto economico, sia per i risultati. In un clima del genere risulta fondamentale cercare, per quanto possibile, di mantenere sereno l’ambiente e muoversi insieme, verso una scalata degna di questa squadra.

Questo è uno dei compiti a cui dovrà adempiere Stefano Pioli, l’uomo chiamato a traghettare il Diavolo verso una lenta risalita che possa finalmente far tornare il sorriso sulla bocca dei tifosi. Dopo aver cullato l’idea Spalletti, alla fine a Milanello è arrivato il tecnico parmense, accolto dallo scetticismo generale del popolo rossonero. Uno scetticismo del tutto immotivato…

Sia chiaro, Pioli nella sua carriera da allenatore non ha mai vinto nulla, ma ovunque è andato ha sempre ben figurato, portando a casa piazzamenti e risultati. Nel 2006, alla seconda stagione alla guida del Modena, porta gli emiliani alle semifinali dei play-off contro il Mantova. L’anno successivo, all’esordio in Serie A sulla panchina del Parma, conduce i suoi ragazzi a giocarsi i sedicesimi di Europa League. Il 2010 è l’anno del ritorno nella massima serie dopo alcuni buoni campionati in Serie B. La panchina è quella del Chievo, che con Pioli chiude l’anno all’undicesimo posto, con la quarta miglior difesa del campionato.

I buoni risultati ottenuti dai gialloblù convincono Maurizio Zamparini, a ingaggiarlo alla guida del suo Palermo. Ma l’eliminazione dai preliminari di Europa League contro gli svizzeri del Thun, ne comporterà l’esonero. A ottobre 2011 il Bologna esonera Bisoli e sceglie come sostituto proprio Pioli. Pioli nelle 33 partite seguenti al suo arrivo totalizza la bellezza di 50 punti ottenendo il nono posto in classifica. Nel 2013 il Bologna totalizza meno punti, 44 per l’esattezza, ma giunge comunque ad una salvezza tranquilla. Il 2014 è l’anno dell’esonero.

Il 2014 per Pioli è l’anno della promozione in una big, la Lazio. Sotto la sua guida i biancocelesti raggiungono il terzo posto, conquistando cosi la qualificazione ai preliminari di Champions otto anni dopo l’ultima volta. Ad ogni modo l’avventura nella capitale dura solo due anni, ovvero fino al 3 aprile 2016, quando la Lazio perde 4-1 il derby con la Roma.

A novembre 2016 si apre la parentesi nerazzurra, una delle più difficili della sua carriera. L’Inter ha appena mandato via l’olandese Frank De Boer e Pioli è ancora una volta chiamato a stagione in corso. Dopo un inizio un po’ a rilento, la squadra inizia a prendere un buon ritmo, vincendo sette partite di fila e avvicinandosi al quarto posto. Ma tra la 29° e la 35° giornata, i nerazzurri crollano, conquistando solo 2 punti in sette partite.

Il 2017 è l’anno del trasferimento a Firenze. Sotto la gestione Pioli la Fiorentina conclude la stagione all’ottavo posto, a soli tre lunghezze dal settimo posto. La parentesi con la Viola si è chiusa con le sue dimissioni rassegnate dopo la sconfitta interna contro il Frosinone, in un momento in cui comunque la squadra era ampiamente tranquilla rispetto alla retrocessione e con una semifinale di Coppa Italia.

Dunque è inutile agitare ulteriormente le acque torbide di Milanello criticando un tecnico appena arrivato. Un tecnico che per giunta ha tanta esperienza, riesce ad adattarsi a più sistemi di gioco e che soprattutto, ovunque è andato, ha sempre fatto il suo.

Tags

Gabriele Gramigna

Mi chiamo Gabriele, sono un ragazzo molisano e studio chimica all'università di Padova. Dal 2018 scrivo per F1World, cercando di trasmettere la mia passione per la Formula 1 in tutti i miei articoli

Altri articoli interessanti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close