2019CalcioMilanSerie A

Nero di sera, rosso si spera

La partita contro il Lecce ha fornito a Pioli indicazione per avere un futuro più rosso che nero

Stefano Pioli, alla sua prima apparizione sulla panchina del Milan, non riesce ad ottenere  una vittoria che gli avrebbe consentito di iniziare nel migliore dei modi la sua avventura in rossonero. Il pareggio contro il Lecce, 7 punti su 7 conquistati in trasferta, lasciano l’amaro in bocca,  dal momento che la squadra per ben due volte era riuscita a passare in vantaggio. E’ stato un Milan a due facce, brillante e vivace nel primo tempo, compassato e fragile nella ripresa. Il match ha però fornito spunti interessanti su cui Pioli, nel bene e nel male, dovrà lavorare per rimettere in corsa i rossoneri.

Hakan Chanaloglu: il turco è stato senza dubbio il migliore dei suoi. Già dai primi minuti è sembrato il più attivo, più vivace rispetto alle precedenti partite. Ha trascinato la squadra e in più occasioni è andato al tiro prima di portare i suoi in vantaggio con un diagonale imprendibile. Protagonista assoluto anche nel raddoppio. Rinato

Theo Hernandez: schierato nel ruolo di terzino sinistro, il francese si è trovato subito a suo agio. Pioli ha sistemato Franck Kessie sulla sinistra per proteggere le scorribande del francese. Le prime occasioni dei rossoneri sono nate proprio dalla fascia del 22 enne che, insieme a Rafael Leao, ha creato problemi alla retroguardia salentina.

Krzysztof Piatek: il ritorno al gol su azione, di questi tempi, è già oro che cola. Il polacco sembrava smarrito, la controfigura del giocatore che l’anno scorso al Genoa segnava ogni volta che aveva l’occasione. La partecipazione al gioco che gli chiedeva Giampaolo forse non si adattava alla sue caratteristiche tecniche. Con Pioli avrà meno compiti di manovra e potrà pensare solo a concretizzare il lavoro dei compagni.

Suso: lo spagnolo sembra avere un credito infinito. Non si discutono di certo le sue qualità tecniche, ma il numero 8 raramente riesce ad incidere e, soprattutto, essere utile per i compagni. Non dà mai profondità alla manovra, aspetta sempre che gli servano il pallone da fermo per fare il  solito movimento a rientrare che ormai tutti conoscono. Il suo gioco è prevedibile e poco incisivo.

Il secondo tempo: dopo un primo tempo giocato a buon ritmo, non può esserci una flessione come quella vista nella ripresa. Per due volte farsi raggiungere a San Siro da una neopromossa, non può accadere a una squadra che è stata costruita per lottare per le prime posizioni. Alla prima difficoltà, la determinazione e la convinzione del primo tempo hanno lasciato spazio all’insicurezza e all’ansia di non riuscire a portare a casa la vittoria.  La tenuta mentale è forse la maggior lacuna che ha mostrato la squadra in questo avvio di campionato.

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